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L'Unione Sarda, Estate
Cultura
25th Aug. 2007,
Piera Serusi,
ph. Massimo Locci
Museum Monte Spada, here it’s
realized Land art
At 1440 metres the artist Antonino
Soddu Pirellas have thought out
the huge installation
Colori naturali
e piante locali per tracciare un simbolo dei pastori Fonni. In vita sua
il signor Pasquale Boe ne avrà sistemato migliaia
di impianti di irrigazione. Una cosa così, però, non l'aveva
mai vista e, a quanto pare, neppure l'ingegnere di Cagliari che, quella
mattina di giugno, dall'altro capo del telefono cercava di capire come accidenti
potesse venire in mente a qualcuno di annaffiare la terra in cima alla montagna.
"Ingeniè - urlava il signor Boe - "le dico che nel punto
più alto siamo a 1440 metri, in quello più basso a 1340. Si,
si, ..Appunto. C'è un dislivello di 100 metri. E che le devo dire?
Qui c'è qualcuno che vuole dare l'acqua alla terra..". Qui,
sulle cime calve del Monte Spada dove non crescono neanche gli alberi, c'è
Antonino Pirellas - pittore di Fonni e ambientalista determinato - che ha
messo insieme i colori delle bacche succose e ha nutrito le piante coriacee,
ha mobilitato rilevatori satellitari e trattori, ha penato sulle previsioni
di pioggia e ha pregato cieli azzurri per dare vita a uno di quegli effimeri
e colossali ricami della Land Art, l'arte che nasce dalla natura e torna
alla terra, giusto una creatura che apre e chiude il suo ciclo di vita
Così, da oggi, sul versante della montagna che guarda verso Nuoro
e si apre fino al mare si vede il gigantesco stemma di Sa Odia,
il simbolo del marchio a fuoco con qui tutti i pastori fonnesi sancivano
la proprietà dei loro cavalli e combattevano l'abigeato: un croce
greca - 215 metri per 131 - contornata come un rombo da quattro braccia
aperte a ricciolo. Stamani è in programma l'inaugurazione (alle 11,
al Museo del pastore), ma ancora ieri mattina l'artista
aveva le mani colorate del vermiglio delle bacche di sambuco e osservava
il trattore che si arrampicava e poi tornava giù per stendere il
viola con lo spruzzatore agricolo. "Rosso, arancione,
verde, blu, viola e magenta: tutti colori naturali che si possono ottenere
partendo dalla tinta delle bacche di sambuco, la stessa con la quale le
donne barbaricine tingevano l'orbace e il panno del costume tradizionale". |
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"Un'opera
che innanzi tutto, attraverso il simbolo condiviso dei pastori fonnesi,
vuole riaffermare la nostra identità. Sa odia era il marchio
di proprietà collettivo, quello sul quale i fonnesi si erano messi
d'accordo per scongiurare il furto dei cavalli. Nient'altro, credo, può
rappresentare meglio la comunione di un paese". L'idea del simbolo,
racconta Antonino Pirellas, venne al suo amico Tonino Serusi,
40 anni, presidente del Consorzio montagna sarda, durante una colazione
a Cagliari. Prima la traccia con il GPS, l'impianto di irrigazione e il
lungo lavoro col trattore
"Volevamo fare qualcosa di gigantesco sul Monte Spada, un'opera di
Land Art che, - sottolinea l'artista - lanciasse un messaggio di pace e
condivisione. I pastori? sembrano convinti, hanno apprezzato l'iniziativa".
Così, anche con l'aiuto di Cristoforo Coccollone,
39 anni, imprenditore agricolo e presidente del Comitato per la
Biodiversità, nel dicembre scorso è cominciato il
lavoro. I sopralluoghi per scegliere lo spazio, e alla fine la scelta è
caduta sulla tavola di monte dove d'inverno c'è la pista sciistica
di Peppe Cualbu. Prima la tracciatura con il GPS, "grazie
all'ingegnere Maurizio Mulliri che è uno dei cinque
in Italia a fare questo tipo di lavoro, l'unico in Sardegna". Ancora,
la sistemazione dell'impianto di irrigazione. "Un complicato sistema
che raccoglie e distribuisce l'acqua di una sorgente lungo tutto il disegno",
spiega Antonino Pirellas. ed è qui che il pur espertissimo tecnico
dell'impiantistica Pasquale Boe ha vissuto i suoi cinque minuti di smarrimento.
"Ma alla fine ce l'abbiamo fatta", sorride Pirellas che, a dire
il vero, era già abituato alla fatica della Land Art visto che, nel
2002, ha trattato cinque milioni di piante di erba medica e centinaia di
rotoballe per fare la pavoncella che guarda il cielo tra Ussana e Donori.
Adesso sulla terra del Monte Spada c'è un complicato sistema di tubi
mimetizzati e piccoli depositi che nutrono le piantine che qui, ormai da
millenni, nascono per fiorire e sfidare il gelo e il vento. Tra qualche
giorno, ed è questo il semplice miracolo della Land Art la natura
darà l'ultima mano all'opera dell'artista. "Tra i colori naturali
che abbiamo steso spunteranno le piante endemiche che si trovano soltanto
qui nella montagna di Fonni". Sono sei: l'Euphrasia genargentea, la
Festuca morisiana, la Lamyropis microcephala, l'Armeria genargentea, la
Carlina macrocephala, l'Astragaluls genargenteus - tutte piante che i pastori
conoscono meglio dei botanici e che profumano le grandi cucine con camino
acceso, le tavole sulle quali vengono conservate le forme di formaggio,
bisacce di orbace a quadri che ormai da anni non fanno più parte
del corredo dell'ovile e stano piegate nelle cassapanche. E' questo l'odore
buono della montagna. "Questa è una delle zone del pianeta che
rientra tra i punti caldi delle biodiversità. Qui - sottolinea Pirellas
- ci sono piante che non crescono da nessun'altra parte del mondo e, se
dovessimo malauguratamente strapparle verrebbe via la terra". Qui ci
sono i fiorellini resistenziali, belli anche col vento in faccia, mentre
tutto attorno gli unici alberi sono quelli addossati alla sorgente e sui
cespugli le more non maturano mai. Adesso che il trattore ha finito di dipingere
il monte e le tonalità del rosso del sambuco ingentiliscono la tavola
brulla, nasceranno le gemme nuove e ognuno di noi senta nel cuore quello
che vuole sentire. |
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| .Tutte finezze che, a ben vedere - giusto per stare sulla cronaca - Eleonora
Brigliadori, verniciatrice delle rocce del mare di Aglientu, non conosce
affatto. 43 anni, dottore in scienze agrarie, Antonino Soddu Pirellas si
divide tra il lavoro in Regione (è funzionario dell'assessorato all'Ambiente)
e il suo atelier di pittore. Lui, che vive a Cagliari ormai da tanti anni,
dice che il fatto di essere nato a Fonni, di essere stato qui bambino e
poi ragazzo pieno di nostalgia, ha segnato tutta la sua arte. I colori vivi,
le piante che non si trovano in nessun'altra parte del mondo, le scene di
vita quotidiana - pure su paesaggi metropolitani - che nei suoi quadri hanno
sempre una solennità epica. Mica per niente il primo quadro venduto
("avevo 16 anni: era la mia prima mostra e mi sosteneva il mio maestro Remo Branca") ritraeva la processione della Madonna
dei Martiri con le donne in costume "è lo sguardo che
impari ad avere fin da piccolo . Io - ribadisce - sono molto legato al mio
paese". Così, lui che a Fonni ha esposto più volte (tra
una personale a Manhattan e una a Milano), adesso ha voluto dedicare al
paese un'opera passeggera e mutevole posata sulla montagna. |
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