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Colori naturali e
piante locali per tracciare un simbolo dei pastori
Fonni. In vita sua il signor Pasquale Boe ne avrà sistemato migliaia
di impianti di irrigazione. Una cosa così, però, non l'aveva
mai vista e, a quanto pare, neppure l'ingegnere di Cagliari che, quella
mattina di giugno, dall'altro capo del telefono cercava di capire come accidenti
potesse venire in mente a qualcuno di annaffiare la terra in cima alla montagna.
"Ingeniè - urlava il signor Boe - "le dico che nel punto
più alto siamo a 1440 metri, in quello più basso a 1340. Si,
si, ..Appunto. C'è un dislivello di 100 metri. E che le devo dire?
Qui c'è qualcuno che vuole dare l'acqua alla terra..". Qui,
sulle cime calve del Monte Spada dove non crescono neanche gli alberi, c'è
Antonino Pirellas - pittore di Fonni e ambientalista determinato - che ha
messo insieme i colori delle bacche succose e ha nutrito le piante coriacee,
ha mobilitato rilevatori satellitari e trattori, ha penato sulle previsioni
di pioggia e ha pregato cieli azzurri per dare vita a uno di quegli effimeri
e colossali ricami della Land Art, l'arte che nasce dalla natura e torna
alla terra, giusto una creatura che apre e chiude il suo ciclo di vita.
Così, da oggi, sul versante della montagna che guarda verso Nuoro
e si apre fino al mare si vede il gigantesco stemma di Sa Odia,
il simbolo del marchio a fuoco con qui tutti i pastori fonnesi sancivano
la proprietà dei loro cavalli e combattevano l'abigeato: un croce
greca - 215 metri per 131 - contornata come un rombo da quattro braccia
aperte a ricciolo. Stamani è in programma l'inaugurazione (alle 11,
al Museo del pastore), ma ancora ieri mattina l'artista aveva le mani colorate
del vermiglio delle bacche di sambuco e osservava il trattore che si arrampicava
e poi tornava giù per stendere il viola con lo spruzzatore agricolo. |
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"Rosso, arancione,
verde, blu, viola e magenta: tutti colori naturali che si possono ottenere
partendo dalla tinta delle bacche di sambuco, la stessa con la quale le
donne barbaricine tingevano l'orbace e il panno del costume tradizionale".
Tutte finezze che, a ben vedere - giusto per stare sulla cronaca - Eleonora
Brigliadori, verniciatrice delle rocce del mare di Aglientu, non conosce
affatto. 43 anni, dottore in scienze agrarie, Antonino Soddu Pirellas si
divide tra il lavoro in Regione (è funzionario dell'assessorato all'Ambiente)
e il suo atelier di pittore. Lui, che vive a Cagliari ormai da tanti anni,
dice che il fatto di essere nato a Fonni, di essere stato qui bambino e
poi ragazzo pieno di nostalgia, ha segnato tutta la sua arte. I colori vivi,
le piante che non si trovano in nessun'altra parte del mondo, le scene di
vita quotidiana - pure su paesaggi metropolitani - che nei suoi quadri hanno
sempre una solennità epica. Mica per niente il primo quadro venduto
("avevo 16 anni: era la mia prima mostra e mi sosteneva il mio maestro
Remo Branca") ritraeva la processione della Madonna dei Martiri con
le donne in costume "è lo sguardo che impari ad avere fin da
piccolo . Io - ribadisce - sono molto legato al mio paese". Così,
lui che a Fonni ha esposto più volte (tra una personale a Manhattan
e una a Milano), adesso ha voluto dedicare al paese un'opera passeggera
e mutevole posata sulla montagna. "Un'opera che innanzi tutto, attraverso
il simbolo condiviso dei pastori fonnesi, vuole riaffermare la nostra identità.
Sa odia era il marchio di proprietà collettivo, quello sul
quale i fonnesi si erano messi d'accordo per scongiurare il furto dei cavalli.
Nient'altro, credo, può rappresentare meglio la comunione di un paese".
L'idea del simbolo, racconta Antonino Pirellas, venne al suo amico Tonino
Serusi, 40 anni, presidente del Consorzio montagna sarda, durante una colazione
a Cagliari. |
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Prima la traccia
con il GPS, l'impianto di irrigazione e il lungo lavoro col trattore
"Volevamo fare qualcosa di gigantesco sul Monte Spada, un'opera di
Land Art che, - sottolinea l'artista - lanciasse un messaggio di pace e
condivisione. I pastori? sembrano convinti, hanno apprezzato l'iniziativa".
Così, anche con l'aiuto di Cristoforo Coccollone, 39 anni, imprenditore
agricolo e presidente del Comitato per la Biodiversità, nel dicembre
scorso è cominciato il lavoro. I sopralluoghi per scegliere lo spazio,
e alla fine la scelta è caduta sulla tavola di monte dove d'inverno
c'è la pista sciistica di Peppe Cualbu. Prima la tracciatura con
il GPS, "grazie all'ingegnere Maurizio Mulliri che è uno dei
cinque in Italia a fare questo tipo di lavoro, l'unico in Sardegna".
Ancora, la sistemazione dell'impianto di irrigazione. "Un complicato
sistema che raccoglie e distribuisce l'acqua di una sorgente lungo tutto
il disegno", spiega Antonino PIrellas. ed è qui che il pur espertissimo
tecnico dell'impiantistica Pasquale Boe ha vissuto i suoi cinque minuti
di smarrimento. "Ma alla fine ce l'abbiamo fatta", sorride Pirellas
che, a dire il vero, era già abituato alla fatica della Land Art
visto che, nel 2002, ha trattato cinque milioni di piante di erba medica
e centinaia di rotoballe per fare la pavoncella che guarda il cielo tra
Ussana e Donori. Adesso sulla terra del Monte Spada c'è un complicato
sistema di tubi mimetizzati e piccoli depositi che nutrono le piantine che
qui, ormai da millenni, nascono per fiorire e sfidare il gelo e il vento.
Tra qualche giorno, ed è questo il semplice miracolo della Land Art
la natura darà l'ultima mano all'opera dell'artista. "Tra i
colori naturali che abbiamo steso spunteranno le piante endemiche che si
trovano soltanto qui nella montagna di Fonni". Sono sei: l'Euphrasia
genargentea, la Festuca morisiana, la Lamyropis microcephala, l'Armeria
genargentea, la Carlina macrocephala, l'Astragaluls genargenteus - tutte
piante che i pastori conoscono meglio dei botanici e che profumano le grandi
cucine con camino acceso, le tavole sulle quali vengono conservate le forme
di formaggio, bisacce di orbace a quadri che ormai da anni non fanno più
parte del corredo dell'ovile e stano piegate nelle cassapanche. E' questo
l'odore buono della montagna. "Questa è una delle zone del pianeta
che rientra tra i punti caldi delle biodiversità. Qui - sottolinea
Pirellas - ci sono piante che non crescono da nessun'altra parte del mondo
e, se dovessimo malauguratamente strapparle verrebbe via la terra".
Qui ci sono i fiorellini resistenziali, belli anche col vento in faccia,
mentre tutto attorno gli unici alberi sono quelli addossati alla sorgente
e sui cespugli le more non maturano mai. Adesso che il trattore ha finito
di dipingere il monte e le tonalità del rosso del sambuco ingentiliscono
la tavola brulla, nasceranno le gemme nuove e ognuno di noi senta nel cuore
quello che vuole sentire. |