| |
Giustiscia noa,
ferramenta acuta, dicevano i vecchi barbaricini indicando senza sottigliezze
allusive la diffidenza dei sardi per l'apparato giudiziario statale: vedendo
lo strumento di un potere esterno imposto alla tradizionale struttura organizzativa
della comunità. Chie cumandat faghet leze: chi comanda fa
le leggi che gli convengono, e le fa rispettare con la forza. E' in questa
chiave interpretativa che il pittore Antonino Soddu Pirellas riproduce un
giudice paludato nell'imponente toga di porpora ed ermellino, il volto imbruttito
dalla ferocia, coltello serramanico in pugno, e sul capo un cappello da
giullare. Nessun intento d'offesa, solo l'allegorico ritratto di una diffusa
significazione popolare. La convinzione che i proverbi siano patrimonio
di una cultura profonda ancor oggi attualissima ha guidato lo spirto ed
i pennelli di Pirellas in una serie di dipinti di inedito tema, "I
colori della saggezza", che ancora per questa settimana è possibile
osservare nella Piccola galleria "PER L'ARTE" di Walter Marchionni
a Villacidro (inserite nel contesto delle manifestazioni per il PREMIO DESSI'
di letteratura). Si tratta di un'autentica paremiografia affidata non più
alla parola ma appunto ai colori, ai disegni, all'ironia: cromatismo allegro,
vivido, denso, in lotta di contrasti; tratto grafico forte, incisivo, improntato
alla deformazione espressionistica; impulso satirico, caricaturale, quanto
mai demistificante. Autentico fonnese, Antonino Soddu Pirellas si è
inoltrato sulla strada dei diccius attraverso memorie personali di vicinato
e annotazioni letterarie di studiosi come Giovanni Spano |
|
e Gonario Pinna,
accompagnato dalla consulenza di Paolo Pillonca. Probabilmente ispirato
, sotto il profilo artistico, dai Proverbios di Francisco Goya.
Sono nati così Ainu no morit cando cheret corvu (l'asino
non muore quando vuole il corvo ), Amore e signoria no cheren cumpagnia
(amore e potere non vanno d'accordo), ugualmente In s'alvure ruta cadaunu
bi faghet linna (sull'albero caduto tutti approfittano per far legna)
e altri rappresentativi punti fermi di codificata saggezza sociale. Una
collezione originale arricchita peraltro, in questa rassegna villacidrese,
da opere di alcuni noti illustratori - quali Cavandoli, Squillante, Francioso
- ch condividono con il pittore sardo l'appartenenza al Associazione Nazionale
Umoristi. Ma Pirellas non propone soltanto proverbi. Allinea in galleria
rappresentazioni di vita attuale di circostanze individuali e situazioni
condivise, momenti di memoria e visioni di quotidianità vissuta,
ciò che definisce "un po' la cronaca di tutti i giorni":
temi marini e squarci di Gallura, il camping a Santa Lucia e l'agriturismo
Testone, la partita di calcio in periferia e la spedizione familiare al
supermarket, una svolazzante Sardinian Jazz Band e un coloratissimo senegalese
che offre la propria etinicità sulla spiaggia; e allegorie, dal fenomeno
talk show alle "tre età" della donna. Scenari del nostro
tempo, offerte autobiografiche di una personalità incantata dai colori
del mondo e dalla fantasia di quella Natura che in ogni istante vediamo
ma non guardiamo e ipocritamente elogiamo mentre continuiamo a distruggerla |
|
. Tendenze apolidi
con ineradicabili fondamenta barbaricine, ideologia ambientalista, educazione
classica, formazione artistica coltivata come hobby e approdata a lusinghieri
traguardi. Professionalmente, il dottore in Scienze Agrarie Antonino Soddu
Pirellas è impegnato nell'assessorato regionale dell'Ambiente; artisticamente
è "figlio" di Remo Branca, che ne ha certificato il talento
e lo ha avviato verso la prima mostra. Poi l'ambiente artistico toscano,
quindi lo studio sul campo del graffitismo a New York e, e di seguito personali
in gallerie pubbliche a Milano e a Manhattan, Malta e a Jonesboro, a Cagliari
(Amici del libro, La Bacheca, Exma', quest'anno allo Small Bob Cafè)
e negli altri luoghi di incontri d'arte in Sardegna (Villanovaforru, Pula,
Bosa, Sinnai, Olbia...) Tre anni fa pensò di riunire tutte le sue
forze ed esperienze per la realizzazione di una pazza idea: professione,
militanza in Legambiente e spinta artistica - nonchè l'entusiasmo
di importanti sponsor e di volenterosi amici - gli permisero di stendere
un'enorme "disegno" sui campi fra Ussana e Donori: una tipica
pavoncella sarda che protendeva col becco un ramo fiorito. Ci son voluti
cinque milioni di piante di erba medica per costruire quel grande uccello
visibile soltanto da duemila metri d'altezza, come una delle misteriose
linee di Nazca ai piedi delle Ande. L'intento di quell'inedita opera di
environment - art era di trasmettere un segnale di augurio, prosperità
e pace ai viaggiatori degli aerei di linea. E, forse, anche ai piloti del
traffico di bolidi bellici che si irradia dalla base militare di Decimomannu.
Sostiene che l'arte sia una via di comunicazione fra gli uomini: "Creazione,
veicolo di messaggi, interpretazione di culture, condivisione del tempo,
impegno, espressione di dignità umana". E che l'artista sia
"un bambino curioso e fuori regola, intento a giocare con i colori
e4 a dipingere sempre nuovi segni di speranza". Bambino curioso, uomo
impegnato, artista fuori regola, Pirellas è un romantico che si esprime
in modo assai vicino al realismo drammatico degli ex cubisti tedeschi anni
Venti: con diverso approccio climatico (animo allegro e canzonatorio piuttosto
che denuncia inzuppata di asprezza) e maggiore forza cromatica, ma con eguali
spirto di figurazione, sguardo critico, spinta allegorica. Nel suo crudo
e ridicolizzante verismo, Pirellas è un po' Grotz, un po' Beckman,
un po' Otto Dix. In edizione terzo millennio. |