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L'Unione sarda, Cultura
3 Oct. 2005, Mauro Manunza
Pirellas,a romantic with irony
Il pittore di Fonni si ispira al
patrimonio dei proverbi e colora la
vita quotidiana
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Pirellas,
un romantico che gioca con l'ironia
Il pittore di Fonni si ispira al patrimonio dei proverbi e colora la vita
quotidiana
Suggestiva mostra alla "Piccola galleria "Per
l'Arte" di Villacidro tra le manifestazioni del Premio Dessì
Giustiscia noa, ferramenta acuta, dicevano i vecchi barbaricini indicando
senza sottigliezze allusive la diffidenza dei sardi per l'apparato giudiziario
statale: vedendo lo strumento di un potere esterno imposto alla tradizionale
struttura organizzativa della comunità. Chie cumandat faghet
leze: chi comanda fa le leggi che gli convengono, e le fa rispettare
con la forza. E' in questa chiave interpretativa che il pittore Antonino
Soddu Pirellas riproduce un giudice paludato nell'imponente toga di porpora
ed ermellino, il volto imbruttito dalla ferocia, coltello serramanico in
pugno, e sul capo un cappello da giullare. Nessun intento d'offesa, solo
l'allegorico ritratto di una diffusa significazione popolare. La convinzione
che i proverbi siano patrimonio di una cultura profonda ancor oggi attualissima
ha guidato lo spirito ed i pennelli di Pirellas in una serie di dipinti
di inedito tema, "I colori della saggezza", che ancora per questa
settimana è possibile osservare nella Piccola galleria "PER
L'ARTE" di Walter Marchionni a Villacidro (inserite nel contesto delle
manifestazioni per il PREMIO DESSI' di letteratura). Si tratta di un'autentica
paremiografia affidata non più alla parola ma appunto ai colori,
ai disegni, all'ironia: cromatismo allegro, vivido, denso, in lotta di contrasti;
tratto grafico forte, incisivo, improntato alla deformazione espressionistica;
impulso satirico, caricaturale, quanto mai demistificante. Autentico fonnese,
Antonino Soddu Pirellas si è inoltrato sulla strada dei diccius attraverso
memorie personali di vicinato e annotazioni letterarie di studiosi come
Giovanni Spano e Gonario Pinna, accompagnato dalla consulenza di Paolo Pillonca.
Probabilmente ispirato , sotto il profilo artistico, dai Proverbios
di Francisco Goya. Sono nati così Ainu no morit cando cheret
corvu (l'asino non muore quando vuole il corvo ), Amore e signoria
no cheren cumpagnia (amore e potere non vanno d'accordo), ugualmente
In s'alvure ruta cadaunu bi faghet linna (sull'albero caduto tutti
approfittano per far legna) e altri rappresentativi punti fermi di codificata
saggezza sociale. Una collezione originale arricchita peraltro, in questa
rassegna villacidrese, da opere di alcuni noti illustratori - quali Cavandoli,
Squillante, Francioso - ch condividono con il pittore sardo l'appartenenza
al Associazione Nazionale Umoristi. Ma Pirellas non propone soltanto proverbi.
Allinea in galleria rappresentazioni di vita attuale di circostanze individuali
e situazioni condivise, momenti di memoria e visioni di quotidianità
vissuta, ciò che definisce "un po' la cronaca di tutti i giorni":
temi marini e squarci di Gallura, il camping a Santa Lucia e l'agriturismo
Testone, la partita di calcio in periferia e la spedizione familiare al
supermarket, una svolazzante Sardinian Jazz Band e un coloratissimo senegalese
che offre la propria etinicità sulla spiaggia; e allegorie, dal fenomeno
talk show alle "tre età" della donna. Scenari del nostro
tempo, offerte autobiografiche di una personalità incantata dai colori
del mondo e dalla fantasia di quella Natura che in ogni istante vediamo
ma non guardiamo e ipocritamente elogiamo mentre continuiamo a distruggerla
. Tendenze apolidi con ineradicabili fondamenta barbaricine, ideologia ambientalista,
educazione classica, formazione artistica coltivata come hobby e approdata
a lusinghieri traguardi. Professionalmente, il dottore in Scienze Agrarie
Antonino Soddu Pirellas è impegnato nell'assessorato regionale dell'Ambiente;
artisticamente è "figlio" di Remo Branca, che ne ha certificato
il talento e lo ha avviato verso la prima mostra. Poi l'ambiente artistico
toscano, quindi lo studio sul campo del graffitismo a New York e, e di seguito
personali in gallerie pubbliche a Milano e a Manhattan, Malta e a Jonesboro,
a Cagliari (Amici del libro, La Bacheca, Exma', quest'anno allo Small Bob
Cafè) e negli altri luoghi di incontri d'arte in Sardegna (Villanovaforru,
Pula, Bosa, Sinnai, Olbia...) Tre anni fa pensò di riunire tutte
le sue forze ed esperienze per la realizzazione di una pazza idea: professione,
militanza in Legambiente e spinta artistica - nonchè l'entusiasmo
di importanti sponsor e di volenterosi amici - gli permisero di stendere
un'enorme "disegno" sui campi fra Ussana e Donori: una tipica
pavoncella sarda che protendeva col becco un ramo fiorito. Ci son voluti
cinque milioni di piante di erba medica per costruire quel grande uccello
visibile soltanto da duemila metri d'altezza, come una delle misteriose
linee di Nazca ai piedi delle Ande. L'intento di quell'inedita opera di
environment - art era di trasmettere un segnale di augurio, prosperità
e pace ai viaggiatori degli aerei di linea. E, forse, anche ai piloti del
traffico di bolidi bellici che si irradia dalla base militare di Decimomannu.
Sostiene che l'arte sia una via di comunicazione fra gli uomini: "Creazione,
veicolo di messaggi, interpretazione di culture, condivisione del tempo,
impegno, espressione di dignità umana". E che l'artista sia
"un bambino curioso e fuori regola, intento a giocare con i colori
e4 a dipingere sempre nuovi segni di speranza". Bambino curioso, uomo
impegnato, artista fuori regola, Pirellas è un romantico che si esprime
in modo assai vicino al realismo drammatico degli ex cubisti tedeschi anni
Venti: con diverso approccio climatico (animo allegro e canzonatorio piuttosto
che denuncia inzuppata di asprezza) e maggiore forza cromatica, ma con eguali
spirto di figurazione, sguardo critico, spinta allegorica. Nel suo crudo
e ridicolizzante verismo, Pirellas è un po' Grotz, un po' Beckman,
un po' Otto Dix. In edizione terzo millennio. |
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