Museo Monte Spada, qui si fa la land art

02 mar 2017

L'Unione Sarda, Cultura - Piera Serusi, ph. Massimo Locci - 25 Agosto 2007

 

Colori naturali e piante locali per tracciare un simbolo dei pastori.
In vita sua il signor Pasquale Boe ne avrà sistemato migliaia di impianti di irrigazione. Una cosa così, però, non l'aveva mai vista e, a quanto pare, neppure l'ingegnere di Cagliari che, quella mattina di giugno, dall'altro capo del telefono cercava di capire come accidenti potesse venire in mente a qualcuno di annaffiare la terra in cima alla montagna. "Ingeniè - urlava il signor Boe - "le dico che nel punto più alto siamo a 1440 metri, in quello più basso a 1340. Si, si, ..Appunto. C'è un dislivello di 100 metri. E che le devo dire? Qui c'è qualcuno che vuole dare l'acqua alla terra..". Qui, sulle cime calve del Monte Spada dove non crescono neanche gli alberi, c'è Antonino Pirellas - pittore di Fonni e ambientalista determinato - che ha messo insieme i colori delle bacche succose e ha nutrito le piante coriacee, ha mobilitato rilevatori satellitari e trattori, ha penato sulle previsioni di pioggia e ha pregato cieli azzurri per dare vita a uno di quegli effimeri e colossali ricami della Land Art, l'arte che nasce dalla natura e torna alla terra, giusto una creatura che apre e chiude il suo ciclo di vita. Così, da oggi, sul versante della montagna che guarda verso Nuoro e si apre fino al mare si vede il gigantesco stemma di Sa Odia, il simbolo del marchio a fuoco con qui tutti i pastori fonnesi sancivano la proprietà dei loro cavalli e combattevano l'abigeato: un croce greca - 215 metri per 131 - contornata come un rombo da quattro braccia aperte a ricciolo. Stamani è in programma l'inaugurazione (alle 11, al Museo del pastore), ma ancora ieri mattina l'artista aveva le mani colorate del vermiglio delle bacche di sambuco e osservava il trattore che si arrampicava e poi tornava giù per stendere il viola con lo spruzzatore agricolo. "Rosso, arancione, verde, blu, viola e magenta: tutti colori naturali che si possono ottenere partendo dalla tinta delle bacche di sambuco, la stessa con la quale le donne barbaricine tingevano l'orbace e il panno del costume tradizionale". Tutte finezze che, a ben vedere - giusto per stare sulla cronaca - Eleonora Brigliadori, verniciatrice delle rocce del mare di Aglientu, non conosce affatto. 43 anni, dottore in scienze agrarie, Antonino Soddu Pirellas si divide tra il lavoro in Regione (è funzionario dell'assessorato all'Ambiente) e il suo atelier di pittore. Lui, che vive a Cagliari ormai da tanti anni, dice che il fatto di essere nato a Fonni, di essere stato qui bambino e poi ragazzo pieno di nostalgia, ha segnato tutta la sua arte. I colori vivi, le piante che non si trovano in nessun'altra parte del mondo, le scene di vita quotidiana - pure su paesaggi metropolitani - che nei suoi quadri hanno sempre una solennità epica. Mica per niente il primo quadro venduto ("avevo 16 anni: era la mia prima mostra e mi sosteneva il mio maestro Remo Branca") ritraeva la processione della Madonna dei Martiri con le donne in costume "è lo sguardo che impari ad avere fin da piccolo . Io - ribadisce - sono molto legato al mio paese". Così, lui che a Fonni ha esposto più volte (tra una personale a Manhattan e una a Milano), adesso ha voluto dedicare al paese un'opera passeggera e mutevole posata sulla montagna. "Un'opera che innanzi tutto, attraverso il simbolo condiviso dei pastori fonnesi, vuole riaffermare la nostra identità. Sa odia era il marchio di proprietà collettivo, quello sul quale i fonnesi si erano messi d'accordo per scongiurare il furto dei cavalli. Nient'altro, credo, può rappresentare meglio la comunione di un paese". L'idea del simbolo, racconta Antonino Pirellas, venne al suo amico Tonino Serusi, 40 anni, presidente del Consorzio montagna sarda, durante una colazione a Cagliari. Prima la traccia con il GPS, l'impianto di irrigazione e il lungo lavoro col trattore "Volevamo fare qualcosa di gigantesco sul Monte Spada, un'opera di Land Art che, - sottolinea l'artista - lanciasse un messaggio di pace e condivisione. I pastori? sembrano convinti, hanno apprezzato l'iniziativa". Così, anche con l'aiuto di Cristoforo Coccollone, 39 anni, imprenditore agricolo e presidente del Comitato per la Biodiversità, nel dicembre scorso è cominciato il lavoro. I sopralluoghi per scegliere lo spazio, e alla fine la scelta è caduta sulla tavola di monte dove d'inverno c'è la pista sciistica di Peppe Cualbu. Prima la tracciatura con il GPS, "grazie all'ingegnere Maurizio Mulliri che è uno dei cinque in Italia a fare questo tipo di lavoro, l'unico in Sardegna". Ancora, la sistemazione dell'impianto di irrigazione. "Un complicato sistema che raccoglie e distribuisce l'acqua di una sorgente lungo tutto il disegno", spiega Antonino Pirellas. ed è qui che il pur espertissimo tecnico dell'impiantistica Pasquale Boe ha vissuto i suoi cinque minuti di smarrimento. "Ma alla fine ce l'abbiamo fatta", sorride Pirellas che, a dire il vero, era già abituato alla fatica della Land Art visto che, nel 2002, ha trattato cinque milioni di piante di erba medica e centinaia di rotoballe per fare la pavoncella che guarda il cielo tra Ussana e Donori. Adesso sulla terra del Monte Spada c'è un complicato sistema di tubi mimetizzati e piccoli depositi che nutrono le piantine che qui, ormai da millenni, nascono per fiorire e sfidare il gelo e il vento. Tra qualche giorno, ed è questo il semplice miracolo della Land Art la natura darà l'ultima mano all'opera dell'artista. "Tra i colori naturali che abbiamo steso spunteranno le piante endemiche che si trovano soltanto qui nella montagna di Fonni". Sono sei: l'Euphrasia genargentea, la Festuca morisiana, la Lamyropis microcephala, l'Armeria genargentea, la Carlina macrocephala, l'Astragaluls genargenteus - tutte piante che i pastori conoscono meglio dei botanici e che profumano le grandi cucine con camino acceso, le tavole sulle quali vengono conservate le forme di formaggio, bisacce di orbace a quadri che ormai da anni non fanno più parte del corredo dell'ovile e stano piegate nelle cassapanche. E' questo l'odore buono della montagna. "Questa è una delle zone del pianeta che rientra tra i punti caldi delle biodiversità. Qui - sottolinea Pirellas - ci sono piante che non crescono da nessun'altra parte del mondo e, se dovessimo malauguratamente strapparle verrebbe via la terra". Qui ci sono i fiorellini resistenziali, belli anche col vento in faccia, mentre tutto attorno gli unici alberi sono quelli addossati alla sorgente e sui cespugli le more non maturano mai. Adesso che il trattore ha finito di dipingere il monte e le tonalità del rosso del sambuco ingentiliscono la tavola brulla, nasceranno le gemme nuove e ognuno di noi senta nel cuore quello che vuole sentire. 

 

 


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