Pirellas, un romantico che gioca con l'ironia

07 mar 2017

L'Unione sarda - Cultura - lunedì 3 ottobre 2005 - Mauro Manunza

 

Giustiscia noa, ferramenta acuta, dicevano i vecchi barbaricini indicando senza sottigliezze allusive la diffidenza dei sardi per l'apparato giudiziario statale: vedendo lo strumento di un potere esterno imposto alla tradizionale struttura organizzativa della comunità. Chie cumandat faghet leze: chi comanda fa le leggi che gli convengono, e le fa rispettare con la forza. E' in questa chiave interpretativa che il pittore Antonino Soddu Pirellas riproduce un giudice paludato nell'imponente toga di porpora ed ermellino, il volto imbruttito dalla ferocia, coltello serramanico in pugno, e sul capo un cappello da giullare. Nessun intento d'offesa, solo l'allegorico ritratto di una diffusa significazione popolare. La convinzione che i proverbi siano patrimonio di una cultura profonda ancor oggi attualissima ha guidato lo spirito ed i pennelli di Pirellas in una serie di dipinti di inedito tema, "I colori della saggezza", che ancora per questa settimana è possibile osservare nella Piccola galleria "PER L'ARTE" di Walter Marchionni a Villacidro (inserite nel contesto delle manifestazioni per il PREMIO DESSI' di letteratura). Si tratta di un'autentica paremiografia affidata non più alla parola ma appunto ai colori, ai disegni, all'ironia: cromatismo allegro, vivido, denso, in lotta di contrasti; tratto grafico forte, incisivo, improntato alla deformazione espressionistica; impulso satirico, caricaturale, quanto mai demistificante. Autentico fonnese, Antonino Soddu Pirellas si è inoltrato sulla strada dei diccius attraverso memorie personali di vicinato e annotazioni letterarie di studiosi come Giovanni Spano e Gonario Pinna, accompagnato dalla consulenza di Paolo Pillonca. Probabilmente ispirato , sotto il profilo artistico, dai Proverbios di Francisco Goya. Sono nati così Ainu no morit cando cheret corvu (l'asino non muore quando vuole il corvo ), Amore e signoria no cheren cumpagnia (amore e potere non vanno d'accordo), ugualmente In s'alvure ruta cadaunu bi faghet linna (sull'albero caduto tutti approfittano per far legna) e altri rappresentativi punti fermi di codificata saggezza sociale. Una collezione originale arricchita peraltro, in questa rassegna villacidrese, da opere di alcuni noti illustratori - quali Cavandoli, Squillante, Francioso - condividono con il pittore sardo l'appartenenza al Associazione Nazionale Umoristi. Ma Pirellas non propone soltanto proverbi. Allinea in galleria rappresentazioni di vita attuale di circostanze individuali e situazioni condivise, momenti di memoria e visioni di quotidianità vissuta, ciò che definisce "un po' la cronaca di tutti i giorni": temi marini e squarci di Gallura, il camping a Santa Lucia e l'agriturismo Testone, la partita di calcio in periferia e la spedizione familiare al supermarket, una svolazzante Sardinian Jazz Band e un coloratissimo senegalese che offre la propria etnicità sulla spiaggia; e allegorie, dal fenomeno talk show alle "tre età" della donna. Scenari del nostro tempo, offerte autobiografiche di una personalità incantata dai colori del mondo e dalla fantasia di quella Natura che in ogni istante vediamo ma non guardiamo e ipocritamente elogiamo mentre continuiamo a distruggerla . Tendenze apolidi con ineradicabili fondamenta barbaricine, ideologia ambientalista, educazione classica, formazione artistica coltivata come hobby e approdata a lusinghieri traguardi. Professionalmente, il dottore in Scienze Agrarie Antonino Soddu Pirellas è impegnato nell'assessorato regionale dell'Ambiente; artisticamente è "figlio" di Remo Branca, che ne ha certificato il talento e lo ha avviato verso la prima mostra. Poi l'ambiente artistico toscano, quindi lo studio sul campo del graffitismo a New York e, e di seguito personali in gallerie pubbliche a Milano e a Manhattan, Malta e a Jonesboro, a Cagliari (Amici del libro, La Bacheca, Exma', quest'anno allo Small Bob Café) e negli altri luoghi di incontri d'arte in Sardegna (Villanovaforru, Pula, Bosa, Sinnai, Olbia...) Tre anni fa pensò di riunire tutte le sue forze ed esperienze per la realizzazione di una pazza idea: professione, militanza in Legambiente e spinta artistica - nonché l'entusiasmo di importanti sponsor e di volenterosi amici - gli permisero di stendere un'enorme "disegno" sui campi fra Ussana e Donori: una tipica pavoncella sarda che protendeva col becco un ramo fiorito. Ci son voluti cinque milioni di piante di erba medica per costruire quel grande uccello visibile soltanto da duemila metri d'altezza, come una delle misteriose linee di Nazca ai piedi delle Ande. L'intento di quell'inedita opera di environment - art era di trasmettere un segnale di augurio, prosperità e pace ai viaggiatori degli aerei di linea. E, forse, anche ai piloti del traffico di bolidi bellici che si irradia dalla base militare di Decimomannu. Sostiene che l'arte sia una via di comunicazione fra gli uomini: "Creazione, veicolo di messaggi, interpretazione di culture, condivisione del tempo, impegno, espressione di dignità umana". E che l'artista sia "un bambino curioso e fuori regola, intento a giocare con i colori e a dipingere sempre nuovi segni di speranza". Bambino curioso, uomo impegnato, artista fuori regola, Pirellas è un romantico che si esprime in modo assai vicino al realismo drammatico degli ex cubisti tedeschi anni Venti: con diverso approccio climatico (animo allegro e canzonatorio piuttosto che denuncia inzuppata di asprezza) e maggiore forza cromatica, ma con eguali spirito di figurazione, sguardo critico, spinta allegorica. Nel suo crudo e ridicolizzante verismo, Pirellas è un po' Grotz, un po' Beckman, un po' Otto Dix. In edizione terzo millennio.


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